Cos’è il Vomiting

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“Ogni cosa ripetuta un certo numero di volte diviene un piacere”.
Il vomiting è una delle nuove forme di disturbo alimentare che si distingue dalle altre per le sue specifiche caratteristiche di compulsione rituale basata sulla ricerca di estremo piacere, il tutto con lo scopo di dimagrire ma anche con l’obiettivo di avere travolgenti sensazioni di piacere.
Inizialmente, chi è affetto da vomiting, utilizza il vomito come soluzione per non ingrassare continuando a mangiare in maniera sfrenata. Infatti, chi soffre di questo disturbo viene in seduta definendosi bulimica. Capita spesso che le persone si attribuiscano diagnosi errate dovute a ricerche condotte su internet.
Quando all’inizio il vomito è solo una soluzione per dimagrire, con il reiterare del comportamento si scopre il piacere del rituale “mangiare-vomitare”.
Il metodo utilizzato per questo tipo di disturbo è quello di Kurt Lewin – ricerca-azione che si basa sul presupposto di conoscere cambiando.
Attraverso questo concetto si è compreso il disturbo di vomiting, un disturbo specifico diverso dagli altri, basato sulla compulsione del mangiare-vomitare definito come rituale di estremo piacere.
Il problema è concentrato sul controllo costante del peso, come accade nella bulimia e nell’anoressia, ma il rituale compulsivo delle abbuffate e vomitate caratterizzate da un estremo piacere lo fa distinguere dalle altre.

Nel vomiting è presente una fase eccitatoria iniziale dovuta all’ immaginazione dell’abbuffata, si cerca l’ambiente perfetto, ci si immagina cosa mangiare (di solito sole e in momenti della giornata dove nessuno può scoprirle), successivamente c’è la fase consumatoria in cui si ingurgita tutto il cibo messo lì a disposizione fino a riempirsi e a sentir il bisogno di espellere ciò che si è appena ingerito, e in ultima battuta c’è il vomito, la fase liberatoria.
Questa sequenza e simile a quella sessuale. L’atto del mangiare e vomitare è un vero e proprio rituale erotico.
Epicuro, l’illustre filosofo dell’edonismo, si abbuffava e vomitava due volte al giorno per pura ricerca estetica del piacere. Alternava alcuni giorni di alimentazione con pane e acqua per potersi godere di più le successive giornate basate su abbuffate e vomitate. Per Epicuro tale rituale era divenuto la fonte fondamentale del suo piacere erotico. (Nardone, 2003).
Ma come possiamo uscire da questa trappola?
Giorgio Nardone nel suo Centro di Terapia Strategica ha utilizzato dei metodi costruiti ad hoc per questo tipo di pazienti.
Attraverso un linguaggio evocativo ed una comunicazione strategica si inizia a far comprendere alla paziente il circolo vizioso in cui è entrata, di come il controllo del cibo, delle quantità assunte aldilà delle abbuffate, fa perdere il controllo stesso.
Dopodichè utiliazziamo la tecnica dell’ intervallo (Nardone, 2003)
“Di qui a quando ci rivedremo, sei libera di mangiare e vomitare tutte le volte che vuoi senza nessuna restrizione, mangia quello che vuoi quanto ne vuoi. Quando arrivi a sentirti talmente piena che stai per scoppiare e vorresti correre per andare a vomitare ti fermi, e aspetti un’ora, né un minuto prima né un minuto dopo, poi corri e vai a vomitare, evitando di mangiare o bere alcunché in questo intervallo. Quindi non ti chiedo di non farlo, ma ti chiedo di farlo in modo molto preciso per cui quando il demone arriva per impossessarsi di te, tu mangi fino a che ti senti quasi scoppiare, a quel punto ti fermi e aspetti un’ora”.
Questa prescrizione cambia l’effetto del rituale, da piacevole si trasforma in sgradevole. Attraverso un linguaggio persuasivo, una buona comunicazione e una predisposizione ad instaurare una relazione di fiducia con la paziente, questi viene guidata a trasformare il suo rituale del mangiare e vomitare.
L’intervallo di latenza di un’ora incide proprio sulla fase del piacere e di conseguenza non lo è più.
La prescrizione prevede un aumento di tempo di latenza nelle successive sedute da un’ora, a due poi a tre, in tal modo la compulsione si estingue. Inoltre, per paura di ingrassare la paziente diminuisce volontariamente la quantità di cibo ingerito.
La percentuale di successo con metodi di terapia strategica per questo tipo di casi supera l’ 80% con una risoluzione dai 3 ai 6 mesi.

Bibliografia:
1 H.Laborit, Elogio della fuga, Milano, Monadadori, 1982
G. Nardone, Al di là dell’amore e dell’odio per il cibo, 2003, Ponte delle Grazie

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